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Full text of "I puritani e i cavalieri; opera seria in tre parti, da rappresentarsi nel Teatro Filarmonico in Verona, il carnovale e quadragesima del 1852-53"

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6    I  PURITANI  ò 


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OPERA  SERIA 

-O  IN  TRE  PARTI  o- 


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I  PURITANI 

E 


OPERA  SERIA  IN  TRE  PARTI 


DA  RAPPRESENTARSI 

KEL  TEATRO  FILARMONICO 

Ii\  VERONA 


DALLA  TIPOGRAFIA  DI  ANTONIO  FRIZIERIO 

Contr.  S.  Eufemia  man.  5l5> 


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Personaggi 


Attori 

~ocv 


Lord  GUALTIERO  W ALTON, 

Generale  Govern.  Puritano  .  Sig.  Marco  Ghini. 
Sir  GIORGIO,  Colonello  in 

ritiro,  suo  fratello  Puritano  .  Sig.  Feliciano  Pons. 

Lord  ARTURO  TALRO,  Cav. 

e  Partigiano  degli  Stuardi    .  Sig.  Settimio  Malvezzi. 
Sir  RICCARDO  FORTH,  Co- 

lonello,  Puritano    ....  Sig.  Ruggero  Pizzigati. 

Sir  RRUNO  RORERTON,  Uf- 
ficiale Puritano    .    ...    Sig.  Gambardella  Pietro. 

ENRIC  BETTA  di  Francia  Ve- 
dova di  Carlo  I.  la  quale  è 
sotto  il  nome  di  Dama  di 

Villa  Forte  Sig?  Luigia  Morseli. 

ELVIRA,  figlia  di  Lord  Wal- 

ton  Sig?  Carlotta  De-Giuli Sorsi. 

Cori  e  Comparse  -  Soldati  di  Cromvello 

Araldi;  Armigeri  di  Lord  Arturo  e  di  Walton. 
Puritani  -  Castellani  e  Castellane. 
Damigelle  -  Paggi  -  Servi. 

Nella  parte  prima  e  nella  seconda  l'azione  è  in  uria 
Fortezza  in  vicinanza  di  Plymouth:  nella  terza  in  una 
campagna  presso  la  Fortezza. 


Poesia  del  signor  C.  Pepoli. 

Musica  del  Maestro  Vincenzo  Bellini. 

Le  Scene  sono  disegnate  e  dipinte 
dal  sig.  Cesare  Ile  ccanat  tini. 


PARTE  PRIMI 


Scena  Prima. 


Spazioso  Terrapieno  nella  Fortezza, 


Si  veggono  alcune  cinte,  torri,  ed  altre  specie  di  for- 
tificazioni, con  ponti  levatorj,  ec.  Da  lontano  si  scorgono 
montagne,  che  fanno  bellissima  veduta:  mentre  il  Sole,  che 
nasce,  va  gradatamente  illuminandole,  siccome  poi  rischia- 
ra tutta  la  scena.  Sopra  de1  baluardi  si  veggono  scambiare 
le  Sentinelle. 

Sentinelle  fuori  e  dentro  la  Fortezza^  indi  Bruno  e  Coro 
di  Soldati^  che  escono  con  attrezzi  militari^  e  pulisco- 
no le  armi. 


Sent.  I.  All'erta. 

II.  All'  erta. 

Tutte  U  alba  apparì  (il  tamburo  e  le  trombe 

I.  La  tromba  suonano  la  sveglia. 

II.  Rimbomba 
Tutte          Nunzia  del  dì. 

Coro       Quando  la  tromba  squilla 

Ratto  il  guerrier  si  desta: 
\j  arme  tremende  appresta, 
Alla  vittoria  va! 
Pari  del  ferro  al  lampo, 
Se  T  ira  in  cor  sfavilla^ 
Degli  Stuardi  il  campo 

In  cenere  anderà.  (odesi  un  preludio  di 

armonia  religiosa  entro  la  fortezza 
Jìrun.      0  di  Cromvel  guerrieri; 

Preghiam  la  mente  e  il  cor: 
Ai  mattutini  cantici 

Sacri  al  Divin  Fattor.  (i  soldati  s  ing. 


6 


(Coro  di  Puritani  dentro  la  Fortezza) 
La  luna,  il  sol.  le  stelle. 
Le  tenebre  e  il  fulgor 
Dan  Gloria  al  Creator 
In  lor  favelle. 
La  terra  e  i  firmamenti 
Esaltano  il  Signor. 
A  lui  dian  laudi  e  onor 
Tutte  le  genti! 
Sold,  I.  Udisti? 

II.  Udii... 
Tutti  Fini  ! 

Bruti.      Al  Re  che  fece  il  dì 

L' inno  de'  puri  cor 
Sali  su  i  venti! 

Scena  II. 

Coro  di  Castellani  e  Castellane  che  recano  fiori. 
A  festa. 

A  festa. 

A  festa.  (ai  soldati. 

Almo  gioir  s'appresta; 
A  tutti  rida  il  cor .. . 

Cantate  un  casto  amor,  (fa  corno  di  adesio- 
ne, e  i  soldati  si  mischiano  coi  Castellani. 
Coro  ( in  forma  di  Canzone  a  ballo ) 
Garzon;  che  mira  Elvira, 
La  bella  Verginella, 
1/  appella  la  sua  Stella; 
Regina  dell'  amor. 
Queir  occhio  suo,  quel  viso 
Nel  labbro  suo  quel  riso 
E  rosa  in  sullo  stel, 
È  un  Genio  che  sta  in  Ciel. 
Sincero  un  Cavaliero 

In  pianto  a  lei  dJ  accanto 
Ha  il  vanto  altero  e  santo 
D' innamorar  quel  cor. 


I. 
II. 

Tutti 
Brun. 


7 


Elvira  allor  sospira, 

Gli  chiede  eterna  fede, 
Ed  oggi  dà  mercede 
A  un  sì  fidato  ardor. 


I 

II. 

Tutti 


A  festa. 


À  festa. 

A  festa. 


Almo  gioir  s'  appresta. 
A  tutti  ride  il  cor. 

Se  a  nozze  invita  amor,  fluiti  partono:  il 
solo  BrunOj,  vedendo  Ric.  che  esce  afflitto  si  ferma 
in  disparte. 


Ric.      Or  dove  fuggo  io  mai?.-.  Dove  mai  celo 

Gli  orrendi  affanni  miei?  Come  quei  canti 

Rispondono  al  mio  cor  funerei  pianti! 

0  Elvira,  o  Elvira,  o  mio  sospir  soave. 

Per  sempre  io  ti  perdei.-.! 

Senza  speme,  ed  amor...  in  questa  vita 

Or  che  rimane  a  me? 
Brini.  La  gloria  e  il  Cielo. 

Ric.  Qual  voce?...  che  dicesti?...  È  vero,  è  vero! 
Bnin.    Apri  il  tuo  core  intero 

Air  amistà,  n'avrai  conforto...  , 
Ric.  [   E  vano, 

«  Ma  pur  t'  appagherò.  —  Sai  che  d' Elvira 

«  Il  genitor  m'  acconsentia  la  mano, 

«  Quando  al  campo  volai. 

a  .Ieri  alla  tarda  sera, 

«  Qui  giunto  con  mia  schiera, 

«  Pien  (T  amorosa  idea 

«  Yo  al  padre . . . 
Brnn.  a  Ed  ei  dicea? 

Ric.      «  Sospira  Elvira  a  l'albo  CavalierOj 

a  E  sovra  il  cor  non  v  ha  paterno  impero. 
Brnn.   a  Ti  calma,  amico... 


Scena  III. 


Riccardo^  e  Bruno. 


«  II  duol  che  al  cor  mi  piomba 
Sol  calma  avrà  nel  sonno  della  tomba. 
Ah!  per  sempre  io  ti  perdei. 

Fior  d'  amore,  o  mia  speranza  ; 
Ah!  la  vita  che  m'avanza 
Sarà  vita  di  dolor... 
Sarà  esempio  di  terrori... 
Quando  errai  per  anni  ed  anni 
AI  poter  della  ventura, 
Io  sfidai  sciagura  e  affanni 
Nella  speme  del  tuo  amor. 
Ah!  qual  sogno  ingannatori  (breve  marcia 
?  Soldati  trapassano  la  scena  per  andare 
alla  rassegna. 
T  appellan  le  schiere 
A  lor  condotti er. 
Di  gloria  il  sentiere 

WP  è  chiuso  al  pensier. 
Al  grido  d'  onore 

Non  arde  il  tuo  cor?... 
Io  ardo,  e  il  mio  ardore 

E  amore,  è  furor. 
Deh  !  poni  in  obblio 
Eli  età  che  fioriva 
Ne'  sogni  d*  amor. 
Mi  è  in  niente  ognor  viva, 
3VT  accresce  il  desio, 
M'  addoppia  il  dolor. 
Bel  sogno  beato, 

D' amore  e  contento, 
0  cangia  il  mio  fato, 
O  cangia  il  mio  cor. 
Oh!  come  è  tormento 
Nel  di  del  dolor 
La  dolce  memoria 

D'  un  tenero  amor.  {partono 


9 


Scena  IV. 

Stanze  d'Elvira 

Le  finestre  gotiche  sono  aperte.  Si  vedono  le  Fortificazioni  ec. 

Elvira,  e  Sir  Giorgio. 

Elv.      0  amato  zio,  o  mio  secondo  padre! 
Gior.     Perchè  mesta  così?  m'abbraccia,  Elvira. 
Elv.      Deh!  chiamami  tua  figlia! 
Gior.  0  fig1ia;  o  nome 

Che  la  vecchiezza  mia  consola  e  alletta; 

Pel  dolce  tempo  che  ti  veglio  accanto 

E  pel  soave  pianto 

Che  in  questo  giorno  d'allegrezza  pieno 
Piove  dal  ciglio  ad  innondarmi  il  seno... 
0  figlia  mia  diletta, 
Oggi  sposa  sarai...! 
Elv.  Sposa?  No:  mai! 

Sai  com*  arde  in  petto  mio 
Bella  fiamma  rilucente; 
Sai  eh'  è  puro  il  mio  desio, 
Che  innocente  è  questo  cor. 
Se  tremante...  airara  innante 


Strascinata  -  un  di  sarò... 

Forsennata  -  in  queir  istante 

Di  dolore  io  morirò!... 
Gior.        Scaccia  ornai  pensier  sì  nero. 
Elv.  Morir  sì...  sposa,  no,  mail 

Gior.  Che  dirai  se  il  Cavaliero 

Qui  vedrai,  se  tuo  sarà? 
Elv.  Cieli  ripeti,  chi  verrà? 

Gior.        Egli  stesso... 
Elv.  Egli...  Chi... 

Gior.  Arturo. 
Elv.  E  fia  vero? 

Gior.  Oh  figlia...  il  giuro! 

Elv.  Desso?...  Arturo?  oh  giqja!  Arturo? 

fa  2)  Non  è  sogno...  gj  |^!y.  oh  amor! 

(Elv.  si  abbandona  tra  le  braccia  dello  zio. 

A 


10 

Gior.        Piangi,  o  figlia,  nel  mio  seno: 

Piangi,  ah!  piangi  di  contento. 
Ti  cancelli  ogni  tormento 
Questa  lagrima  d'amor. 
E  tu  mira,  o  Dio  pietoso, 
L'innocenza  in  uraan  velo: 
Benedici  tu  dal  Cielo 
Questo  giglio  di  candor. 

Eh.         Quesf  alma,  al  duolo  avvezza, 
Si  vinta  è  dal  gioir, 
Che  ormai  non  può  capir 
Sì  gran  dolcezza. 
Chi  mosse  a'  miei  desir' 
Il  genitor? 

Gior.  Ascolta. 

Sorgea  la  notte  folta, 
Tacea  la  terra  e  il  Ciel, 
Parea  Natura  avvolta 
D'  un  fosco  e  mesto  vel. 
L'  ora  propizia  ai  miseri, 
Il  tuo  pregar,  tue  lagrime, 
M'  avvalorar  si  F  anima 
Ch'  io  corsi  ai  genitor. 

Eh.  0  mio  consolator! 

Gior.        Incominciai:  Germano. 

Nè  più  potei  parlar; 
Àllor  bagnai  sua  mano 
D'  un  muto  lagrimar. 
Poi  ripigliai  tra  i  gemiti 
LJ  Angelica  tua  Elvira 
Al  prode  Artur  sospira; 
Se  ad  altre  Nozze  andrà . . . 
La  misera  morrà! 

Eh.         Oh!  spirto  di  pietà 

Sceso  dal  Ciel  per  me. 
E  il  padre? 

Gior.  Ognor  tacea... 

Eh.  Poscia? 

Gior.  Sclamò:  Riccardo 

Chiese  ;  e  ollenea  mia  fc... 
Ei  la  mia  figlia  avrà! 


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Elv.         Cieli  solo  a  udirti  io  palpito!.... 
E  tu? 

Gior.  La  figlia  misera 

Io  ripetea;  morrà. 
Ah,  viva!  ei  mi  dice, 

E  stringemi  al  sen, 

Sia  Elvira  felice j 

Sia  lieta  dJ  amor. 
( mentre  Elv.  nuovamente  corre  fra  le  braccia  dello 
%io:  e  vuol  parlare^  odesi  fuori  della  Fortezza 
un  suono  di  corni  da  caccia. 
Elv.         Odi...  Oh  Ciel!  qual  suon  si  desta/ 
Gior.        Ascoltiam,  ti  rassicura. 
Elv.         Viene  il  suon  dalla  foresta. 
Gior.        È  il  segnai  di  gente  d'  arme; 

Che  dal  vallo  nelle  mura 

Chiede  forse  penetrar. 
Armigeri  Viene  il  prode  e  nobil  Conte 

Artur  Taibo  Cavalieri 
Gior.        Non  te  '1  dissi? 
Elv.      (abbracciando  Gior.)  Oh  padre  mio! 
Gior.        Pago  alfin  è  il  tuo  desio! 
Armigeri  Lord  Arturo  varca  il  ponte! 

Fate  campo  al  prò'  guerrier. 
Gior.     (  A  quel  suono,  al  nome  amato, 

!A1  tuo  core  or  presta  fede: 
Questo  giorno  avventurato 
D7  ogni  gioja  è  bel  forier....! 
A  quel  nome,  al  mio  contento, 
|      Al  mio  core  io  credo  appena  : 
F      Tanta  gioja,  olì  Dio!  pavento., 
*      Non  ho  lena  a  sostener  !  (  partono 

(  dentro  le  scene,  dal  lato  ove  si  crede  che  Arturo  faccia  il 
suo  ingresso  nella  fortezza,  odesi  il  seguente 

Coro  d'Armigeri,  Araldi  e  Castellane. 

Ad  Artur.  de'  Cavalier' 
Bel  campione  in  giostra  e  amor. 
Le  donzelle  ed  i  guerrier1 
Fanno  festa  e  fanno  onor.  (partono 


{fuori  della 
fortezza 


(  dentro  la 
forte  zza. 


lì 


Scena  V. 

Sala   d'  Ar m e. 

Il  fondo  della  scena  è  aperto.  Fra  le  colonne  si  veggono 
sempre  alcune  tracce  di  fortificazioni  ec. 

Dal  lato  destro  esce  Lord  Arturo  con  alcuni  Scudieri  e  Paggi  i 
quali  recano  varj  doni  nuziali,  e  fra  questi  si  vedrà  un  ma- 
gnifico velo  bianco.  Dal  lato  sinistro  escono  Elvira,  TValton, 
Sir  Giorgio,  Damigelle  con  Castellani  e  Castellane,  che  por- 
tano festoni  di  fiori,  e  gì'  intrecciano  alle  colonne.  Dal  fondo 
della  scena  escono  i  Soldati  guidati  da  Bruno,  che  fanno 
corteggio*  e  danno  compimento  al  decoro  della  festa. 

Coro  generale. 

Uomini     Ad  Arturo. 

Donne  A  Elvira. 

Tutti  Onor. 

Coroniam  beltà  e  valor  ! 
Damigelle  Ella  è  fior  di  verginelle. 

Bella  al  par  di  primavera: 

Come  F  astro  della  sera 

Spira  all'alma  pace  e  amor! 
Scudieri    Bello  egli  è  tra  Cavalieri^ 

Com'è  il  cedro  alla  foresta: 

In  battaglia  egli  è  tempesta, 

E  campione  in  giostra  e  amor. 
Art.    ■     A  te^  o  cara,  amor  talora 

Mi  guidò  furtivo  e  in  pianto; 

Or  mi  guida  a  te  d7  accanto 

Tra  le  feste  e  V  esultar. 
Al  brillar  di  sì  beli'  ora, 

Se  rammento  il  duol  passato, 

Yo  in  ebbrezza....  e  son  beato 

WT  è  celeste  il  giubilar! 
«  Il  mio  fremito,  il  mio  sguardo, 

»  Questo  palpito  frequente, 

»  Ti  diran  la  fiamma  ond'  ardo, 

»  Come  amor  mJ  inebria  il  cor. 


15 


»  Sempre  assorto  in  tuo  sembiante, 
»  Mia  beir Anima  d'amore, 
»  Vivrò  ognor  felice  amante, 
»  Sul  tuo  seno  io  spirerò. 

Coro  generale. 

Tregua  ai  sospiri,  A  chi  è  fedele, 

Pace  al  dolore,  Dopo  il  tormento, 

Imene  e  Amore  Ogni  contento 

Vi  arriderà.  Grande  si  fa. 

Coro     Senza  occaso  quest'aurora 

Mai  nulP  ombra,  o  duol  vi  dia: 
Santa  in  voi  la  fiamma  sia, 
Pace  ognor  v'  alletti  il  cor. 

Eh.      Oh  mio  Arturo! 

Art.  Oh  Elvira  mia  ! 

Eh.      Or  son  tua! 

Art.  Sì,  mia  tu  sei! 

a  5       Cielo,  arridi  a1  voti  miei, 

Coro     Benedici  e  fede  e  amor. 


Scena  YL 

Detti  poi  Enrichetta. 


Tal.    (parla  sommessamente  a  Bruno  che  s'inchina  e  parte 
Tu  m' intendesti.  —  Fia  mortai  delitto 
A  chi  s1  attenta  uscir  da  queste  mura, 
Se  non  abbia  il  mio  assenso.  —  0  cari  figli, 
Si  compia  senza  me  V  augusto  rito. 
Mercè  di  questo  scritto 
Voi  sino  al  tempio  aperto  passo  avrete. 

(ad  Art.  cui  dà  un  foglio 
Tu  gii  accompagnerai  (a  Gior.J  Oh  nobil  Dama, 
( ad  Enr.y  che  giunge  guidata  da  Bruno 
L'  Alto  Anglican  sovrano  Parlamento 
Ti  chiama  al  suo  cospetto:  io  ti  son  scorta. 

Enr.      (Ahimè  che  sento!)  E  che  da  me  si  chiede? 

Val.      A  me  s' addice         (accostandosi  e  guardando  i 
Obbedir  e  tacer.  Altro  non  lice.  doni  nuziali 

Art.      È  di  Stuardi  amica.  (a  Gior.  in  disparte 


fi 

Gior.  E  prigioniera 

Da  molte  lime,  e  fu  da  ognun  creduta 

Amica  de'  Stuardi,  e  messaggera 

In  mentito  abito  e  nome.  (Val.  gli  fa  cenno  colia 
Art,      Oh  Diol  Che  ascolto!      mano  e  ali  parla  ali  o  ree. 

E  deciso  il  suo  fato:  essa  è  perduta. 

Oh  sventurata!       (da  se,  ma  guardando  pietosa- 

mente  E  tir. 

Enr.  Qual  pietà  in  quel  volto!  (accor- 

gendosi dalla  guardata  di  Art. 
Fai.      Oh  figli!  al  tempio,  alle  pompose  feste 

Accorra  ognun.  La  nuziale  veste 

Va,  o  diletta^  a  indossar.  Ite  voi  seco:    (ad  Eh.3 

poi  alle  damigelle 

Fuori  del  vallo  i  miei  destrierVien  presti    (a  Br. 

Che  in  breve  io  qui  sarò.  La  nostra  andata  (ad  Enr. 

Ci  è  forza  A'  affrettar.  —  Coni'  io  vi  unisca 

E  a  voi  sorrida  il  Cielo,  o  coppia  amata.      (ai  figli. 

(Val.  unisce  nuovamente  le  destre  di  Elv.  e  d*  Art  ,  li 
benedice  e  parte  colle  guardie.  Gior.  ed  Elv.  partono, 
colle  damigelle.  Art.  fa  sembiante  di  partire,  ma  guar- 
da attentamente  ali3  intorno,  quasi  per  assicurarsi 
che  tutti  sono  andati. 

Scena  VII. 

Enrichetta  ed  Arturo. 

Enr.      (Pietà  e  dolore 

Sta  in  fronte,  e  fanno  sicurtà  del  core.)  (guar- 
Cavalier!  dando  attentamente  Art. 

Art.  S'  or  ti  è  duopo  di  consiglio, 

Di  soccorso,  e  d'aita,  in  me  t'affida! 

Enr.      Se  mi  stesse  sul  capo  alto  periglio?    (con  mistero 

Art.      Deh!  parla....  oh  Dio!  che  temi?     e  fiducia. 

Eni.     Breve  ora,  e  sarò  spenta!  ah,  tu  ne  fremi?.... 

Art.      Sì,  fremo        io  frema 

Per  te,  per  me,  del  padre  mio  che  spento 
Cadea  fido  ai  Stuardi!  E  tu  chi  sei? 
Oh!        chi  tu  sii,  ti  vo1  salvar. 


15 


Enr.  È  tardi; 

Figlia  a  Enrico,  a  Carlo  sposa 
Pari  ad  essi  avrò  la  sorte... 
Art.         Oli  ! . . .  Regina ...  (s  inginocchia. 

Enr.  Attendo  morte! 

Art.         Taci,  ah!  taci,  per  pietà!  (alzandosi. 
Fuor  le  mura...  a  tutti  ascosa 
Ti  trarrò  per  yie  secure... 
Tu  rP  andrai  di  qui... 
Sur.  Alla  scure...! 

Scampo  e  speme...  o  Artur  non  v'ha... 
Art.         No,  Regina.,  ancor  v'  è  speme: 

0  te  salva...  o  spenti  insieme. 
Enr.         Cangia,  o  Arturo,  il  pio  consiglio. 
Pensa  al  tuo  mortai  periglio, 
Pensa  a  Elvira,  il  tuo  tesoro, 
Che  ti  attende  al  sacro  altari 
Art.         Non  parlar  di  lei  che  adoro, 
Di  valor  non  mi  spogliar. 
Enr.         Sventurata  prigioniera, 

Il  mio  foto  io  seguirò: 
Giunse  a  me  P  estrema  sera, 
Per  te  P  alba  incomiiiciò! 
Art.         Sarai  salva,  o  sventurata, 
0  la  morte  incontrerò: 
E  una  sorte  fortunata 
Nel  morire  invocherò. 


Scena  Vitti 

Elvira,  Giorgio,  Arturo ed  Enrichetla. 

Eh.  ha  il  capo  coronato  di  rose  ed  un  bellissimo  monile  di  perle 
al  collo  :  si  vede  per  altro  che  le  manca  il  compimento  della 
pompa  nuziale.  Entra  in  iscena  avendo  nelle  mani  il  magnifico 
nuziale  velo  bianco  regalatole  da  Art. 

Eh.      Son  vergili  vezzosa  —  in  vesta  di  sposa: 

Son  bianca  ed  umil  —  qual  giglio  d'Aprii: 
Ho  chiome  odorose  —  cui  cinser  tue  rose: 
Ho  il  seno  gentil  —  del  tuo  bel  monil. 


16 


Enr.  Art.  Gior.  Se  miro  il  tuo  candor, 

Mi  par  la  Luna  allor 

Che  tra  le  nubi  appar 

La  notte  a  consolar. 
Se  ascolto  il  tuo  cantar, 

Un  Angelo  mi  par 

Che  intuoni  al  primo  albor 

Inni  al  superno  amor. 
Elv.         Dimmi;  s'è  ver  che  m'ami... 
Enr.  Dimmi,  o  gentil,  che  brami? 

Elv.        Qual  mattutina  stella 

Bella  vogr  io  brillar. 

Del  crin  le  molli  anella 

Mi  giova  ad  aggraziar. 
Enr.        Elvira  mia  diletta, 

Son  presta  al  tuo  pregar. 
{Elv.  si  accosta  ad  Enr.  invitandola  ad  inse- 
gnarle di  acconciare  il  velo. 
Art.  Gior.  Fanciulla  e  semplicetta 

Ognor  desia  scherzar. 
Scusar  a  te  s'  aspetta 

Suo  troppo  vezzeggiar. 
Elv.        A  illeggiadrir  mia  prova, 

Deh!  non  aver  a  vii: 

Il  velo  in  foggia  nova 

Sul  capo  tuo  gentil.  {vuol  porre  il  velo 
sul  capo  d"  Enr.  Art.- -no  9 1  vorrebbe  ma  la 
Regina  gli  fa  cenno  di  allontanarsi e  ri- 
sponde scherzando  ad  Elv. 

Enr.         Il  vezzo  tuo  m'alletta; 

Mi  è  caro  a  secondar. 

Elv.         0  bella,  ti  celo 

Le  anella  del  crin, 
Coni'  io  nel  bel  velo 
Mi  voglio  celar. 
Ascosa,  o  vezzosa, 
Nel  velo  divin 
Or  sembri  la  sposa 

Che  vassi  all'aitar:  (Art.  fa  un  gesto 

rimarchevole j,  e  quasi  d*  idea  che  gii  corre 
per  la  mente. 


17 

(a  3) 

Enr.  (Ascosa  in  bianco  vel 

Or  posso,  oh  Dio,  celar 

L'  affanno,  il  palpitar, 

L'angoscia  del  mio  cor! 
Deh!  tu  pietoso  Ciel, 

Raccogli  con  favor 

La  prece  di  dolor 

Ch'  osai  a  te  levar)! 
Art.  (Oh!  come  da  quel  vel, 

Che  le  nasconde  il  crin, 

Veggio  un  splendor  divin 

Di  speme  a  balenar. 
Deh!  tu,  pietoso  Ciel, 

M'  avviva  il  tuo  favor  : 

Mi  fa  da  un  reo  furor 

La  vittima  salvar! 
Gior.  (Elvira,  col  suo  vel 

Un  zeffìretto  appar, 

Un'  iride  sul  mar, 

Un  silfo  in  grembo  ai  fior. 
T'arrida,  o  cara,  il  Ciel 

Col  roseo  suo  favor. 

Tal  eh'  io  ti  veggia  ognor 

Tra  vezzi  a  giubilar!  (Val.  dentro  le  scene, 
e  Coro  di  Damigelle  che  compariscono  sulle  soglie 
degli  appartamenti^  ripetendo  le  parole  di  Fai. 

Val,  Coro  Elvira,  Elvira 

Il  dì  Tore  avanza! 
Elv.  Ah  !  il  core  mi  sento 

Per  gioja  balzar; 
UT  attendi,  chè  in  breve 

Vogliamo  ballar,  (con  vez%o  semplice  ad  Ar. 
Art.  Gior.  Enr.  Se  il  padre  s'  adira 

Ah!  riedi  a  tua  stanza: 

Sarà  il  tuo  fedel 

Che  t'  orni  del  vel. 

(Elv.  parte  colle  damigelle  e  con  Gior. 


3 


18 


Scena  IX. 

Enrichetta  ed  Arturo. 

(Art.  guarda  all'  intorno e  trae  dalla  cintura 
il  foglio  avuto  da  Fai. 
Enr.       Sulla  virginea  testa 

D'  una  felice  un  bianco  vel  s'  addice. 
A  me  non  già....     {da  se  in  atto  di  deporre 
il  velo. 

Art.        T'arresta!  (correndo  a  lei  e  trattenendola 

È  chiaro  don  del  Cieli  così  ravvolta 
Deluderai  la  vigilante  scolta.... 
Tu  mia  sposa  parrai....         (con  risolutezza. 
Vieni. 

Enr.  Che  dici  mai? 

Tu  corri  a  tua  ruina,  a  orribil  sorte! 
(  Art.  le  afferra  la  mano  in  atto  di  forzarla 
a  partire. 

Art.         Vieni...  ah  vieni,..  V  involo  a  certa  morte. 
Scena  X. 

Riccardo  disperalo  e  con  ispada  nuda  e  detti, 

Ric.        Ferma.  Invan  rapir  pretendi 

Ogni  ben  eh'  io  aveva  in  terra  : 

Qui  ti  sfido  a  mortai  guerra, 

Trema....  ah!  trema  del  mio  acciai  ! 
Art.       Sprezzo,  o  audace,  il  tuo  furore 5 

La  mortai  disfida  accetto: 

Questo  ferro  nel  tuo  petto 

Sino  all'  elsa  io  vo'  piantar.       ( per  battersi: 
Enr.  si  frappone:  il  velo  si  scompone  j  e 
il  suo  volto  si  scopre. 
Enr.       Pace  ....  pace....  ah!  \J  arrestate, 

Per  me  sangue  non  versate. 
Art.       Ah  !  che  fai? 

Ric.  La  prigioniera  ?  (con  stupore j  e  ap- 

poggiandosi alla  spada. 


1,9 


Enr.         Dessa  io  soni 

Art.  Tua  voce  altera 

Or  col  ferro  sosterrai. 

Yien ... 

Ric.         Con  lei  tu  illeso  andrai  (freddamente 

Art.         E  fia  ver? 

Enr.  (Qual  favellar!) 

Ric.         Più  non  vieto  a  voi  f  andar. 

Art.         «  (Se  il  destino  a  te  m' invola, 

»  0  mia  Elvira,  o  amor  mio  santo! 
»  Un  sospiro  a  te  sen  vola, 
«  E  ti  dice  in  suon  di  pianto: 
«  Ti  consola...  Io  lungi  e  in  guai 
«  T  amerò  come  t'  amai). 

Ric.         «  (Parti,  o  stolto'/ e  prova  intanto 
«  Quel  dolor  che  a  me  serbavi: 
«  Tu  vivrai  deserto  in  pianto 
«  Giorni  oscuri,  eterni,  e  gravi: 
«  Mille  strazj  proverai, 
«  Fia  tua  vita  un  mar  di  guai  ) . 

Enr.         «  (  Sogno . . .  o  avrò  conforto  al  pianto, 
«  Avrò  tregua  a' dì  sì  gravi: 
«  Sogno  o  andrommi  al  figlio  accanto 
c<  Tra  gli  amplessi  suoi  soavi? 
«  Tanto  ben,  se,  o  Dio,  sognai, 
«  Non  mi  far  destar  giammai). 

Coro        Genti  a  festa!  Al  tempio  andiamo      (dentro  le 

Art.  Enr.  Gente  appressa...  o  Cieì,  fuggiamo!  scene 

Ric.         Sì  fuggite...  il  vuole  il  Cielo! 

Art.         Pria  che  siam  oltre  le  mura 

Parlerai?  (per  partire 

Ric.  No!  t'assicura. 

Art.         Tu  lo  giura. 

Ric..  Il  giuro. 

a  3  Addio.  Art.  ed Enr.  partono 


20 


Scena  XI. 

Riccardo j,  poi  fValton,  Bruno.  Elvira  con  Damigelle  in 
pompa  eli  nozze  s  indi  Soldati  Puritani y  Castellani  e 
Castellane  (Ric.  con  estrema  ansietà  guarda  dalle  logge, 
e  quasi  segue  cogli  occhi  i  passi  dei  due  fuggiaschi) . 

Ric.         E  già  al  Ponte  —  Passa  il  forte 
È  alle  porte  —  Già  n'  andò. 
Coro        Al  tempio,  al  tempio,  a  festa!  {ascendo 
Eh.         Dov'è  Arturo? 
Ric.  Dianzi  fu  qui... 

Eh.         Ove  sei,  o  Artur?... 

Ric.  Partì,  (suono  di  tamburo 

nella  fortezza:  tutti  guardano  fuori  dalle  logge 
Elv.  Ric.  Gio.  Già  fuor  delle  mura  -  Laggiù  alla  pianura 
Coro  I.     La  tua  prigioniera  -  La  rea  messaggera 

Col  vii  Cavaliero.  (a  Val. 

II.  Ciascun  su  un  destriero 

Spronando . . .  volando . . . 
Tutti  Mirate  colà! 

(quadro  generale.  Eh.  getta  un  grido. 
Val.         Soldati  accorrete  —  coi  bronzi  tuonate, 
A1P  arme  appellate  —  correte. ..  volate 
Pel  crin  trascinate  —  i  due  traditor'  ! 
(si  vede  gran  movimento  di  soldati  e  di  gente. 
Poij,  dopo  il  grido  all'  arme  che  si  ripete  di 
dentro  le  scene 3  si  sente  battere  la  generale: 
il  cannone  spara  a   lenti  intervalli.  Eh.  fa 
alcuni  passi  meccanicamente^  poi  resta  immota 
dopo  qualche  doloroso  grido. 
Tutti        Air  arme 

Val  T  affretta.  (a  Bruno 

Tutti  ( di  dentro )  All'  arme  ! 

Tutti  Vendetta.  > 

(Val.j,  gridando  vendetta,  snuda  la  spada,,  e 
alfa  testa  di  un  drappello  di  Soldati  parte. 
Ric.         Oh!  come  si  pasce  —  d'affanni  e  d'ambasce 
L' ardor  di  vendetta  —  che  m"  ange  m'alletta: 
Oh!  come  nel  seno  —  si  mesce  il  veleno 
Di  sdegno  e  d1  amor  —  di  speme  e  dolor  ! 


21 


Eh.         La  dama  d'  Arturo  —  è  a  bianco  velata, 

La  guarda  e  sospira,  —  sua  sposa  la  chiama: 
Elvira  è  la  Dama?  Non  sono  più  Elvira? 

Gior.  Coro  Elvira?  che  dici? 

Elv.  Io  Elvira!  ah!  no....  no! 

(Eia.  è  immobile  cogli  occhi  fissi  e  spalancati. 
Si  tocca  la  testa  quasi  per  verificare  se  ha  il 
velo.  Tutto  in  lei  indica  una  subitanea  follìa. 
Grida  no  con  voce  disperata ^  poi  resta  immo- 
bile e  mesta  come  prima. 

Uom.       La  misera  è  pallida.. ..^ 

Donne  E  immobile  e  squallida.... 

Uom.       Le  luci  non  gira.... 

Donne  Sorride,  sospira  ... 

Tutti        Demente  si  fa....  Oh  Cieli....  pietà! 

(Elv.  nel  suo  delirio  crede  vedere  Art.  e  dice 
questi  versi  colla  piti  grande  mestizia  e  deli- 
rante passione.  Poi  torna  immobile  come  prima. 
Elv.  Arturo,  ah!  già  ritorni?  Dunque  sei  fido  ancor? 
Ahi  vieni  al  tempio  —  fedele  Arturo, 
Eterna  fede  —  mio  ben  ti  giuro! 
Com' oggi  è  pure  —  sempre  avrò  il  core; 
Vivrò  d'  amore  —  morrò  d'  amor. 
Donne      Si  crede  air  ara.... 
Uom.  Giura  ad  Arturo.... 

Donne      Ella  sì  tenera..,. 
Uom.  Ei  sì  spergiuro.... 

Donne      Ella  sì  candida.... 
Uom.  Ei  traditor.... 

Tutti        Misera  vergine  —  morrà  d'amor! 
Ric.  Coro  Oh!  come  ho  l'anima  —  trista  e  dolente 
Udendo  i  gemiti  —  dell'  innocente. 
Oh!  come  perfido  —  fu  il  traditor 
Che  in  tanti  spasimi  —  lasciò  quel  cor! 
Gior.        Dio  di  clemenza  —  t'  offro  mia  vita 
Se  all'  innocenza  —  giovi  d'  aita. 
Deh!  sii  clemente  —  a  un  puro  core.... 
Deh!  sii  possente  —  sul  traditor! 
Ric.  Più  la  miro  ho  più  doglia  profonda, 

E  più  l'alma  sJ  accende  in  amore! 


Ma  più  inaspra  ed  avanza  il  furore 

Contro  chi  tanto  ben  m' involò. 
Gior.        La  mia  prece  pietosa  e  profonda, 

Che  a  te  vien  su  i  sospir  del  dolore, 

Ta  clemente  consola,  o  Signore. 

Per  la  vergin  cui  1'  empio  involò  ! 

(  Eh.  fa  un  motOj  quasi  tornando  a  vedere 
Art.  che  fugge. 
Eia.         Ti  veggo...  già  fuggi?  0  ingrato.,  abbandoni 

Chi  tanto  t'amò!...  Arturo...  oh  Dio!...  no... 
Coro        èhi\  dura  sciagura  —  ahi  lutto  è  dolor! 

Si  bella,  sì  pura  —  del  ciel  creatura; 
Nel  dì  del  diietto  —  schernita,  tradita! 

Andrà  maledetto  —  il  vii  trtfditor. 
Eh.        Qual  febbre  vorace  —  m'uccide:  mi  sface, 

Qual  fiamma,  qual1  ira  —  m1  avampa  e  martira  ! 

Fantasmi  perversi  —  fuggite  dispersi  1.... 

0  in  tanto  furor  —  sbranatemi  il  cor. 

Coro 

Non  casa,  non  spiaggia  raccolga  i  fuggenti! 
In  odio  del  Cielo,  in  odio  ai  viventi; 
Battuti  dai  venti  —  da  orrende  tempeste, 
Non  trovin  lor  teste  —  un  luogo  a  posar. 

Erranti  piangenti  —  in  orrida  guerra 

Col  Cielo,  la  Terra  —  il  mar,  gli  elementi 

Da  tutti  fuggiti,  schivati,  reietti, 

Negli  arsi  lor  petti  —  sia  vita  il  penar. 


FINE  DELLA  PRIMA  PARTE. 


PARTE  SECONDA 


Scena  Prima. 

Stanza  come  nell'atto  primo. 
Castellani j  e  Castellane  j  Puritani  e  Bruno. 
Coro 

P 

Tutti     *  iangon  le  ciglia  —  si  spezza  il  cor  : 
L' inferma  figlia  —  morrà  d'  amor  I 

I.  Il  duoi  T  invase. 

II.  La  vidi  errante 
Tra  folte  piante... 

III.  Or  per  sue  case 
Gridando  va:  Pietà...  pietà! 

Tutti     Piangoli  le  ciglia  —  si  spezza  il  cor; 

L' inferma  figlia  —  morrà  d'amor! 

Scena  li. 

Giorgio  dagli  appartamenti  d'Elvira  poi  Riccardo;  con  foglio. 

Coro 

Donne    Qual  novella? 

Gior.  Or  prende  posa. 

Tutti  Sventurata! 

Donne  È  ognor  dolente? 

Gior.      Mesta,  e  lieta... 

Donne  E  senza  tregua. 

Gior.      Splende  il  senno  . .  or  si  dilegua 

Alla  misera  innocente. 
Tutti     Come  mai? 
Gior.  Dir  lo  poss'  io? 

Se  nel  duol  che  m'  ange  il  seno 

Ogia  voce  trema  e  muor! 


Coro      Deh  !  favella . . . 

Gior.  Mi  lasciate. 

Coro      Te  *tì  preghiam. 

Gior.  Ah!  no:  cessate. 

( per  partire,  e  i  Castellani  lo  trattengono 
Brun.Coro  Deh!  ti  mova  quell'ambascia 
Che  ci  aggrava  al  tuo  dolor. 
Gior.      Siate  paghi. ..  v'  appressate        ( tutti  fanno  cer- 
chio intorno  a  Gior. 
Cinta  di  rose  e  col  bel  crin  disciolto 
Talor  la  cara  vergine  s'  aggira. 
E  chiede  all'aura,  ai  fior'  con  mesto  volto: 
Ove  andò  Elvira! 
Bianco -vestita,  e  qual  se  all'ara  innante. 
Adempie  il  rito  e  va  cantando  il  giuro; 
Poi  grida  per  amor  tutta  tremante!... 

Ah  vieni;  Arturo! 
Coro      Ahi!  figlia  misera- delira  ancor! 

Quanto  fu  barbaro- il  seduttori 
Gior.      Geme  talor  qual  tortora  amorosa. 

Or  cade  vinta  da  mortai  sudore. 
Or  Todi,  al  suon  dell'arpa  lamentosa, 
Cantar  d'  amore. 
Or  scorge  Arturo  nell'altrui  sembiante; 

Poi  del  suo  inganno  accorta,  e  di  sua  sorte, 
Geme,  piange,  s'  affanna,  e  ognor  più  amante 
Invoca  morte. 
Coro      Ahi!  figlia  misera -morrà  d'amor! 

Scenda  una  folgore  -  sul  traditori 
( alV  ultime  parole  entra  Ric.  con  un  foglio 
Ric.      Di  sua  folgore  il  Ciel  non  sarà  lento! 

A  scure  infame  Artur  Tallio  è  dannalo 
DalV  Anglican  Sovrano  Parlamento. 
Coro  È  giusto  fato 

Ric.        Quaggiù  nel  mal  che  questa  valle  serra 

Ai  buoni  e  ai  tristi  è  memorando  esempio: 
Coro  Se  la  destra  di  Dio  tremenda  afferra 

Il  crin  dell'  empio. 
(Ric.  scorre  coir  occhio  il  foglio  che  tiene  aperto 
e  segue  a  proclamare  i  decreti  del  Parlamento. 


25 


Ric.      Di  Valton  Y  innocenza  a  voi  proclama 

Il  Parlamento,  e  ai  primi  onor'  Io  chiama. 
Coro     Qual  doglia,  Valton,  se  vedran  tue  ciglia 

Insana  ancor  la  tua  diletta  figlia! 
Ric.      «Infuria  essa  ad  ognora?... 
Gior.    «  Sol  quando  un  suon  marzia!,  misera,  sente, 

«  Più  ricorda  il  fuggir  del  caro  amante. 

«  E  allor  fassi  furente. 
Ric.  E  non  v'  ha  speme 

Alcuna? 

Gior.  Medie'  arte  n'  assecura 

Che  una  subita  gioja,  o  gran  sciagura, 
Potria  sanar  la  mente  sua  smarrita. 

Coro     Qual  mai  t'attende,  o  Artur,  pena  infinita! 

Ric.      In  me,  Duce  primier,  parla  Cromvello. 
Il  vii,  eh'  è  ognor  in  fuga, 
E  dal  suo  seno  rigettò  Inghilterra, 
Lunge  ne  stia.  E  se  sua  rea  fortuna, 
O  malizia,  lo  tragga  a  questa  terra, 
Non  abbia  grazia,  nè  pietade  alcuna. 

(il  Coro  parte. 

Scena  III. 

Elvira  e  detti. 


Eia.      Ah!  rendetemi  la  speme, 

O  lasciatemi  morir.  (dentro  la  scena. 

Gior.     Essa  qui  vien...  la  senti? 

Oh!  come  è  grave  il  suon  de'  suoi  lamenti. 
(esce  Eli),  scapigliata.  Il  volto^  il  guardo 3  ed  ogni 
passo  ed  ogni  atto  di  Elv.  palesano  fa  sua  pazzia. 
Eh.      Qui  la  voce  sua  soave 

Mi  chiamava ...  e  poi  sparì. 
Qui  giurava  esser  fedele, 
Poi  crudele  -  mi  fuggi! 
Ah  !  mai  più  qui  assorti  insieme 

Nella  gioja  de'  sospir'. 
Ah!  rendetemi  la  speme 
0  lasciatemi  morir. 


4 


26 

Gior.  Ric.  Quanto  amore  è  mai  raccolto 
In  quel  volto  e  in  quel  dolor. 
Elv.      Chi  sei  tu? 

(dopo  una  pausa  a  Gior.,  il  quale  per  consolarla  fa  una 
Jìsonomia  ridente.  Eh.  ripete  le  parole  che  disse  a 
Gior.  allorché^  nella  prima  parte  del  Dramma,  le 
die  notizia  delle  sue  nozze  con  Arturo:  Gior.  sor- 
ride, ma  si  asciuga  le  lagrime.  Intanto  Riccardo 
dall'  altro  lato  mostra  una  gran  commozione. 

Gior.  Non  mi  ravvisi? 

Elv.      Padre  mio!...  mi  chiami  al  tempio? 

Non  è  sogno...  oh!  Arturo...  oh  amor! 
Ah!  tu  sorridi...  asciughi  il  pianto! 

A  Imen  mi  guidi...  al  ballo,  al  canto! 
Ognun  s'  appresta  a  nozze,  a  festa  ! 
E  meco  in  danze  esulterà. 
Tu  pur  meco  danzerai?       ( si  rivolta  e  vede  Ric.  e 
Vieni  a  nozze  lo  prende  per  la  mano. 

Gior.  Ric.  (Oh  Cielo!) 

Elv.  Ei  piange. 

Egli  piange...  Ei  forse  amò! 
(a  Gior.  in  disparte  e  sotto  voce:  e  poi  torna  a 
fissar  Ric.j,  .  gli  afferra  la  mano  e  torna  ad 
a  t  tegq  ia  rsi  do  lo  rosa  me  11  te . 
Gior.  Ric.  (Chi  frenar  il  pianto  può!) 
Elv.      M'odi:  e  dimmi:  amasti  mai?  (a  Ric. 

Ric.       Gli  occhi  affissa  in  sul  mio  volto, 
Ben  mi  guarda,  e  lo  vedrai... 
Elv.      Ah!...  se  piangi...  ancor  tu  sai 
Che  un  cor  fido  nelf  amor 
Sempre  vive  di  dolor! 
(si  abbandona  al  pianto  e  sì  pone  la  mano  sul  volto. 
Gior.  V  abbraccia:  essa  lo  lascia  e  passeggia. 
Gior.   Deh!  t'acqueta,  o  mia  diletta, 

Tregua  al  duol  dal  tempo  aspetta. 
Elv.      Mai!...  (sempre  passeggiando  per  la  scena 3 

riè  badando  ai  due  che  parlano. 
Ric.  Gior.       Clemente  il  Ciel  ti  sia. 
Elv.  Mai. 

Ric.  Gior.       LT  ingrato  alfine  abbila. 
Elv.      Ah  !  mai  più  ti  rivedrò. 


27 


Ric.  Gior.  (Si  fa  mia  la  sua  ferita, 

Mi  dispera  e  squarcia  il  cor.) 
Eh.  0  toglietemi  la  vita, 

O  rendetemi  il  mio  amor!    (Eh.  si  volge  in 
atto  furente  verso  Ric.  e  Gior.  Pausa  generale. 
Dopo  un  poco  Eh.  sorride  e  atteggia  il  volto  alla 
maniera  de'  pazzi. 
Ric.  Gior.  Tornò  il  riso  in  sul  suo  aspetto, 

Qual  pensiero  in  lei  brillò? 
Elv.         Non  temer  del  padre  mio, 

Co'  miei  pianti  il  placherò. 
Ogni  affanno  andrà  in  obblio, 
Tanto  amor  consolerò. 
Gior.        (Essa  in  pene  è  abbandonata, 

Sogna  il  gaudio  che  perdè  ?  ) 
Ric.  (  Qual  beiP  alma  innamorata 

Un  rivai  rapiva  a  me!  ) 
Eh.  Vien,  diletto,  è  in  Ciel  la  Luna; 

Tutto  tace  intorno  intorno; 
Fin  che  spunti  in  Cielo  il  giorno, 
Vien  ti  posa  sul  mio  cor. 
Deh  !  t'  affretta,  o  Arturo  mio, 
Riedi,  o  caro,  alla  tua  Elvira: 
Essa  piange,  e  ti  sospira. 
Riedi,  o  caro,  al  primo  amor. 
Gior.  Ric.  Possa  un  dL  quelP  infelice, 

Mercè  aver  di  tanto  affetto: 
Possa  un  giorno  nel  diletto 
0 obliare  il  suo  dolor  ! 
Gior.        Ricovrarti  ormai  t'  addice, 

Stende  notte  il  cupo  orror.  (Eh.  è  abbattuta 
dal  deliriOj  Gior.  e  Ric.  la  invitano  a  ritirarsi. 

Scena  IV. 

Giorgio  osserva  all'intorno:  poi  afferra  pel  braccio  Ric- 
cardo; come  uno  che;  parlando^  mostra  sapere  un  suo 
grave  segreto. 


Gior.        Il  rivai  salvar  tu  dèi, 

Il  rivai  salvar  tu  puoi. 


28 


Ric.         Io  no  '1  posso.... 
Gior.  Tu  non  vuoi. 

Ric.  No. 
Gior.  Tu  il  salva! 

Ric.  Ei  perirà! 

Gior.    Tu  queir  ora  ben  rimembri 
Che  fuggì  la  prigioniera. 
Ric.  Sì.... 

Gior.  D' Artur  fu  colpa  intera. 

Ric.  Tua  favella  ormai....  :  (  quasi  sdegnandosi. 
Gior.  E  vera.  (con  dignità. 

Ric.         Parla  aperto.... 
Gior.  Ho  detto  assai. 

Ric.         Fu  voler  del  Parlamento, 


Se  ha  colui  la  pena  estrema 

Di  tutt'  altri  P  ardimento 

In  Artur  si  domerà. 
Io  non  V  odio,  io  no  '1  pavento, 

Ma  P  indegno  perirà. 
Gior.    Un  geloso  e  reo  tormento 

Or  t'invade  e  accieca....  ah!  trem  1 

Il  rimorso  e  lo  spavento 

La  tua  vita  strazierà. 
Se  il  rivai  per  te  fia  spento 

Un'  altrJ  alma  il  seguirà. 
Rie  Chi? 

Gior.  Due  vittime  farai! 

E  dovunque  te  ne  andrai 
L'  ombra  lor  ti  seguirà! 
Se  tra  il  bujo  un  fantasma  vedrai 
Bianco,  lieve....  che  geme  e  sospira, 
Sarà  Elvira  —  che  mesta  s'  aggira, 
E  ti  grida:  son  morto  per  te. 
Quando  il  Cielo  è  in  tempesta  più  scuro 
S'  odi  un'  ombra  affannosa  che  freme, 
Sarà  Artur  che  t' incalza,  ti  preme, 
Ti  minaccia  de1  morti  il  furor. 
Ric.      Se  d'  Elvira  il  fantasma  dolente 

M'apparisca  e  m' incalzi  e  s'adiri, 
Le  mie  preci,  i  singulti,  i  sospiri 
Mi  sapranno  ottenere  mercè. 


29 


Se  T  odiato  fantasma  cf  Arturo 
Sanguinoso  sorgesse  cT  Averno, 
Ripiombarlo  agli  abissi  in  eterno 
Lo  farebbe  il  mio  immenso  furor.     ( Gior.  dopo 
una  pausa  lo  abbraccia  piangendo^  e  con  af- 
fetto paterno. 
Gior.         Il  duol  che  sì  m'  accora 

Vinca  la  tua  beli'  anima. 
Rie.         Han  vinto  le  tue  lagrime... 

Mira  o  bagnato  il  ciglio. 
Gior.  Ric.  Ogni  virtude  onora 

Chi  ha  sensi  di  pietà. 
Gior.        Mia  man  non  è  ancor  gelida! 

Con  te  combatterà. 
Ric.         Forse  dell'  alba  al  sorgere 

L'oste  ci  assalirà  (con  mistero 

S*  ei  vi  sarà. 
Gior.  Morrà. 
Sia  voce  di  terror, 

Anglia;  vittoria,  onor! 
(a  2J       Suoni  la  tromba,  e  intrepido 
Io  pugnerò  da  forte. 
Bello  è  affrontar  la  morte 
Gridando  lealtà! 
Amor  di  gloria  impavido 
Mieta  i  sanguigni  allori 
Poi  terga  i  bei  sudori 
E  i  pianti  la  pietà. 


FINE  DELLA  SECONDA  PARTE. 


PARTE  TERZA 


Scena  Prima 

Loggia  in  un  giardino,  vicino  alla  casa  d'Elvira:  questa  casa 
ha  la  polita  e  le  finestre  con  vetri  assai  trasparenti. 

Da  lontano  si  vedono  sempre  alcune  fortificazioni ec.  Il 
giorno  comincia  ad  oscurarsi.  Si  leva  un  oraganOj  e 
mentre  piti  imperversa  sentonsi  dentro  le  scene  e  da 
lontano  alcune  grida  d*  allarme  ed  un  colpo  d'  archi- 
bugio. Poco  dopo  comparisce  Arturo  avvolto  in  un  gran 
mantello.  A  poco  a  poco  esce  la  Luna.  La  casa  inter- 
namente vedesi  da  varie  lampade  illuminata. 

Art.         Son  salvo,  alfin  son  salvo.  I  miei  nemici 

Fallirò  il  colpo,  e  mi  smarrir  di  traccia. 
Oh  terra  mia  natale...  oh!  primo  amore, 
Ad  ogni  passo  in  sen  mi  balza  il  core, 
E  benedico  ogni  fronda,  ogni  sasso. 
Oh!  come  è  dolce,  oh!  come  a  un  infelice, 
Dopo  il  misero  errar  di  riva  in  riva, 
Toccar  alfin  la  terra  sua  nativa, 
Vedere  ed  abbracciar  colei  che  in  core 
Gli  fu  scolpita  per  la  man  d'  amore. 
( vedesi  trasparire  tra  i  vetri  del  palazzo  Elv.  ve- 
stita di  bianco.  Essa,  non  vista  da  Art.,  tra- 
passa sola  e  cantando.  La  sua  voce  va  per- 
dendosi a  mano  a  mano  che  essa  internasi 
ner  suoi  appartamenti. 

Elv.         A  una  fonte  afflitto  e  solo 

S'  assideva  un  Trova tor, 

E  a  sfogar  V  Immenso  duolo 

Sciolse  un  cantico  d'  amor. 
Art.         La  mia  canzon  d'amore!..  Ah!  Elvira,  ah  !  Elvira, 

Ove  t'aggiri  tu?...  Nessun  risponde: 

A  te  cosi  io  cantava 


51 

l)i  queste  selve  tra  le  den?e  fronde, 
E  tu  allor  facevi  eco  al  canto  mio, 
Deh!  se  ascoltasti  l'amoroso  canto.... 
Odi  quel  d'un  afflitto,  odi  il  mio  pianto. 
Corre  a  valle,  corre  a  monte 

L' infelice  pellegrin, 

Ma  il  dolor  gli  è  sempre  a  fronte, 

Gli  è  compagno  nel  cammin. 
Cerca  il  sonno  a  notte  scura 

17  infelice  pellegrin. 

Scena  II. 

Enrico,  ed  Arturo  in  dispaile. 

( Si  vede  dietro  le  vetriate  Eh.  che  ritorna.  Poi  accostasi 
alla  porla 3  e  sentendosi  questo  rumore  dalla  parie 
del  palazzo  Art.  si  ritira.  Eh.  esce  con  un  andare 
smarrito  ^  poi  si  ferma  quasi  in  atto  di  stare  in  ascolto. 

Eh.      Finì....  me  lassa!  oh!  come  dolce  all'alma 

Mi  scendea  quella  voce....  Oh  Dio?  finì!.... 
Mi  parve...  Ah?  rimembranze!  ahi!  vani  sogni! 
Ah!  mio  Arturo,  ove  sei? 
Art.  A'  piedi  tuoi, 

Elvira,  ah!  mi  perdonai  (inginocchiandosi 
Elv.  Arturo?  è  desso! 

(gettandosi  nelle  braccia. 
Sei  pur  tu?....  Or  non  m'inganni? 

Art.      Ingannarti?       ah!  no....  giammai 

Eh.      Io  vacillo...  Temo  affanni. 
Art.      Non  temer....  sparirò  i  guai, 
Ove  a  noi  sorride  amor. 
Nel  mirarti  un  solo  istante 
Io  sospiro,  e  mi  consolo 
D'  ogni  pianto  e  d'  ogni  duolo 
Che  provai  lontan  da  te. 
Elv.      Ch' ei  provò  lontan  da  me?...  (dice  il  primo 

verso  da  sè  stessa,,  e  precisamente  da  persona  che 
ha  la  mente  confusa  per  meste  ricordanze. 
guanto  tempo?  lo  rammenti. 


32 

Art.         Fur  tre  mesi  ..! 

Elv.  Ah!  no:  tre  secoli 

Di  sospiri  e  di  tormenti; 

Fur  tre  secoli  d'orror! 
Ti  chiamava  ad  ogni  istante; 

Riedi;  o  Arturo,  mi  consola; 

E  rompeva  ogni  parola 

Coi  singulti  del  dolor! 
Art.         Deh!  perdona....  Ella  era  misera 

Prigioniera....  abbandonata, 

In  periglio.... 

Elv.  E  l'hai  tu  amata?    (con  rapi- 

dità appassionala. 

Art.         Io?...  colei? 

Eh.  Non  è  tua  sposa? 

Art.  Chi  dir  V  osa? 

Elv.  Io  il  chiedo,  Arturo! 

Art.         Mi  credevi  sì  spergiuro? 

Da  quel  di  eh'  io  ti  mirai 
Avvampai  d'  un  solo  ardore, 
Per  te  fido  in  sin  che  muore 
Il  mio  core  avvamperà. 
La  mia  vita  io  ti  sacrai 
Nella  gioja  e  nel  dolore, 
E  la  morte  per  amore 
Cara  e  dolce  a  me  sarà. 
Eia.      (Oh  parole  d'amor!  lieta  son  io! 

Ei  non  l'amava  adunque?  —  Oh  Arturo  mio!) 
Da  quel  dì  che  a  te  giurai 
Solo  appresi  avere  il  core, 
E  a  te  fido  infin  che  muore 
Questo  cor  palpiterà. 
La  mia  vita  io  ti  sacrai 
Nella  gioja  e  nel  dolore, 
E  la  morte  per  amore 

Cara  e  dolce  a  me  sarà.       (  si  danno  scam- 
bievolmente la  destra  e  si  volgono  al  cielo. 
(«2)       Questo  giuro  sì  puro  e  di  fede 

Che  a  te  alziam,  o  Motor  d'  ogni  affetto, 
Tu  fiorisci  d'eterno  diletto, 
Tu  consola  sventura  ed  amor! 


53 


Art.        Tua  crudel  dubbiezza  amara 

Deponesti,  e  paga  or  sei? 
Eh.        Di',  se  a  te  non  era  cara, 

A  che  mai  seguir  colei? 
Art.       Or  t'infingi,  o  ignori  ch'ella 

Presso  a  morte... 
Eh.  Chi?  favella. 

Art.       La  regina. 
Eh.  La  Regina? 

Art.        Un  indugio...  e  la  meschina 

Su  d'un  palco  a  morte  orribile... 
Eh.        E  fia  ver?  Qual  lume  rapido 

Or  balena  al  mio  pensier. 
Dunque  m'ami? 
Art.  E  puoi  temer? 

Eli).        Dunque  vuoi? 

Art.  Star  teco  ognor.  g 


Oh  mia  diletta  Elvira 
Amor,  delizia  e  vita, 
Non  mi  sarai  rapita 
Or  che  ti  stringo  al  cor. 
Ansante,  ognor  tremante 

Ti  chiamo ...  e  ognor  ti  bramo . . . 
Vien;  mi  ripeti:  io  t'amo, 
T' amo  d' immenso  amor. 
Etv.        Caro,  non  ho  parola 

Ch'  esprima  il  mio  contento: 
L'  alma  elevar  mi  sento 
In  estasi  d*  amor. 
Ansante...  ognor  tremante 
Ti  chiamo,  e  te  sol  bramo, 
E  mille  volte  :  io  t'  amo, 
A  te  ripete  il  cor. 
(Eh.  si  pone  sul  core  la  mano  dJ  Art. 
Odesi  snon  di  tamburo. 
Art.        Ancor  di  nuovo  questo  suon  molesto. 

I  miei  nemici!  (a  quel  suono  Eh.  comincia 

a  vacillare. 

Eh.  Sì,  quel  suon  funesto: 

Io  conosco  quel  suon...  ma  tu  non  sai 

5 


34 

Che  più  no  'I  temo  ornai!  —  Nella  mia  stanza 
Squarciato  ho  il  vel  di  che  s'ornò  sua  testa... 
Calpestai  le  sue  pompe...  ed  all'aurora... 
Con  me  tu  ancora... 
Verrai  a  festa  e  a  danze!... 
Art.  Oh  Dio,  che  dici?... 

( Ari.  si  ritira  un  passo,  e  la  guarda  fissa- 
mente con  istupore  e  spavento. 
Elv.         Così  come  tu  guardi. 

Mi  guardar  essi,  e  intender  mai  non  sanno 
Il  parlar,  il  mio  riso...  il  duoh  V affanno! 

(Elv.  si  tocca  la  testa  e  il  core. 
Art.         Oh  ti  scuoti...  tu  vaneggi? 

(sentesi  da  parti  opposte  dentro  il  boschetto* 
voci  di  Armigeri  che  incontrandosi  si 
cambiano  il  moto  di  fazione. 

L,  Alto  là! 

II.  Fidata  schiera. 

I.  E  chi  viva? 

II.  Mia  bandiera. 

I.  Viva! 

II.  Viva! 

Tutti  Vincerà! 

Art.         Vien:  ci  è  forza  ormai  partirl 

Elv.         Ah  tu  vuoi  fuggirmi  ancor?... 

No:  colei  più  non  t1  avrà, 
(Art.  prende  per  mano  Elv.*  che  lo  guarda  de- 
lirando. Essa  gettasi  ai  piedi  di  Arturo.  Egli 
vorrebbesi  pure  sciogliere  da  lei*  ma  questa 
infelice  si  volge  a  gridar  soccorso. 

Art.  Vien. 

Elv.  T  arresti  il  mio  dolor. 

Art.  Taci... 

Elv.  O  genti...  ei  vuol  fuggir! 

Art.  Taci... 
Elv.  Ajuto  per  pietà! 

Art.  Ah! 


35 


Scena  ili. 

Riccardo,  Giorgio,  Armigeri  con  fiaccole,  Castellani, 


e  Castellane. 
Gior.        È  <[ui  Arturo? 
Ric.  Arturo? 

Tutti  Arturo!...     (  Art.  che  si 


avvede  della  demenza  di  Elv.,  resta  impietrito 
di  dolore,  guardandola  immoto,  nè  curandosi  di 
tutto  ciò  che  accade  d'  intorno  a  lui.  Eh.  è  in- 
vece stupidita  per  quello  che  vede.  Ric.  a  cui 
fanno  eco  i  Puritani,  si  avanza  ad  intimare  la 
Sentenza  del  Parlamento.  Alle  parole  Morto  ve- 
desi  che  Elv.  cangia  d'  aspetto,  ed  ogni  suo  moto 
ed  atto  palesa  che  questo  avvenimento  tremendo 
produsse  una  commozione  nel  suo  cervello  ed  un 
totale  cangiamento  intellettuale. 
Ric.  Cavalier?  ti  colse  il  Nume 

Punitor  aV  tradimenti. 
Arm.  Pera  ucciso  fra  i  tormenti 

Chi  tradiva  il  proprio  onor! 
Gior.  Domi.  Oh  infelice!  un  destili  rio 

A  tal  spiaggia  or  ti  guidò! 
Ric.  Ann.     Talbo  Artur  la  patria  oh  Dio! 


Te  alla  morte  condannò. 

Elv.  Morte  ! 
Uomini  A  morte  ! 

Donne  Ah  !  qual  terror  ! 

Uomini  Dio  raggiunge  i  traditor'  ! 

Elv.  Che  ascoltai? 

Donne  (  Si  tramutò.  )  (  le  Donne,  guar- 


dano Elvira  e  circondandola,  osservano  tutti  i 
mutamenti  che  si  mostrano  sulla  sua  fisonomia. 
Si  fé' smorta....  ed  avvampò! 
Gior.  Ric.     Se  avrà  senno....  avrà  più  lagrime 

Nel  mirar  chi  per  lei  muor!  (  vedesi  che 
Elv.  in  sua  mente  ragiona,  ma  essa  è  come  per- 
sona che  svegliasi  da  lungo  sonno.  Art.  dopo 
averla  contemplata,  e  sentendo  le  espressioni 
amorose,  le  dice  le  sue  parole  con  affetto  im- 
menso, e  prendendole  la  mano. 


36 


(a  A) 


Or 


Elvira 

Qual  mai  funerea 

Voce  funesta 

Mi  scuote  e  desta 

Dal  mio  martiri 
Io  fui  sì  barbara; 

Lo  trassi  a  morte-: 

jVT  avrà  consorte 

Nel  suo  morir! 

Riccardo 

Quel  suon  funereo, 

Ch'apre  una  tomba, 

Cupo  rimbomba, 

M'infonde  orror. 
La  sorte  orribile, 

Spense  già  Y  ira, 

Mi  affanna  e  inspira 

Pietà  e  dolor. 

Coro  di  Puritani 

Quel  suon  funereo, 

Ch'apre  una  tomba, 
Cupo  rimbomba 
Infonde  orror, 
E  Dio  terribile: 

In  sua  ver,  detta 
Gli  empj  ei  saetta, 
Sterminator! 

(  i  Puritani  mostrandosi  impazienti  di  indugiare 
V  esecuzione  delia  sentenza  sono  trattenuti 
dalle  Donne  e  da  Gior.  Art.  è  sempre  in- 
torno ad  Elvira. 
Brun.  Vom.  Dio  comanda  ai  figli  suoi 

Che  giustizia  alfin  si  renda. 
Ric.  Gior.  Don.  Sol  ferocia  or  parla  in  voil 

La  pietade  Iddio  v'apprenda! 
Art.         Deh!  ritorna  ai  sensi  tuoi! 


Arturo 

Credeasi,  misera! 
Da  me  tradita. 
Traea  la  vita 
In  tal  martir! 
sfido  i  fulmini, 
Disprezzo  il  Fato, 
Se  a  lei  da  lato 
Potrò  morir! 

Giorgio 

Quel  suon  funereo 
Feral  rimbomba, 
Nel  sen  mi  piomba, 
M'  agghiaccia  il  cor! 

Sol  posso,  ahi  misero! 
Tremar  e  fremere: 
Non  ha  più  lagrime 
Il  mio  dolor. 

Coro  di  donne 

Quel  suon  funereo 
Feral  rimbomba, 
ÀI  cor  ci  piomba, 
Celar  ci  fa! 
Pur  fra  le  lagrime 
Speme  ci  affida 
Che  Dio  ci  arrida 
Di  sua  pietà. 


37 


Elv.      Qual  mi  cade  orribil  benda. 
Art.      0  mia  Elvira!... 
Elv.  E  vivi  ancori... 

Art.      Teco  io  sono... 

Eh.  Ah!  il  tuo  perdono!.. 

Per  me  a  morte,  o  Arturo  mio... 
Art.      Di  tua  sorte  il  reo  son  io. 
Art  Elv.  Un  amplesso. 
Bruti.  Uom.  (Avampo  e  fremo! 

Gior.  Ric.  Donn.  (Io  gelo  e  tremo! 

Art.  Eh.  Un  addio! 

Bruti.  Uonu  (Ah!  fia 

Gior.  Ric.  Donn.  (Oh  Dio! 


I'  estremo! 


Uom. 
Art. 


Purit.  I. 
II 


Tutti 

Donne 

Tutti 
Gior. 


Cada  alfin  V  ultrice  spada 
Sovra  il  capo  al  traditor  ! 
Arrestate...  vi  scostate! 

Paventate  il  mio  furor. 
Ella  è  tremante. 
Ella  è  spirante: 
Anime  perfide, 
Sorde  a  pietà. 
Un  solo  istante 

L'ire  affienate, 
Poi  vi  saziate 
Di  crudeltà.  • 
Ah  vendetta  su  i  ribaldi! 

Sì,  vendetta!  (all'improvviso  tutti  si 

fermano*  perchè  odesi  un  suono  di  corno  da 
caccia  ;  varj  Armigeri  Puritani  escono  ad  esplo- 
rare _,  e  tornano  guidando  un  Messaggero.  Questi 
reca  una  lettera  a  Gior.*  che*  in  compagnia  di 
Ric.  la  scorre:  entrambi  si  volgono  ai  circo- 
stanti con  faccia  ridente. 

Suon  d'  araldi? 

E  un  messaggio. 

Un  divin  raggio! 

Esploriam. 

Che  mai  sarà? 
Esultate,  ah!  sì  esultate; 

Già  i  Stuardi  or  vinti  sono, 


38 


La  dolc' aura  del  perdono, 

Ogni  cor  respirerà. 
Ric.Purit.  A  Cromvello  onore  e  gloria! 

La  vittoria  -  il  guiderà. 
Eh.  Ari.    DalP  angoscia  al  gaudio  estremo 

Par  quest'alma  al  Ciel  rapita, 

Ben  so  dir  che  sia  la  vita. 

Or  che       V  amor  mi  fa. 

Coro.    Siate  liete  alme  amorose: 

Qual  d'amor  foste  dolenti: 
Lunghi  dì  per  voi  ridenti 
Quest1  istante  segnerà. 

Eh.  Art.    Ah  !  sento,  mio  bel  Genio, 
Che  poca  è  intiera  Y  anima 
Per  esultar  nel  giubilo 
Che  amor  ci  donerà. 
Benedirò  le  lagrime, 

L'  ansia,  i  sospir',  i  gemiti  ; 
Vaneggerò  nel  palpito 
D'  un*  ebbra  voluttà. 

Tutti     Amor,  pietoso  e  tenero, 
Coronerà  di  giubilo 
L'  ansia,  i  sospir',  i  palpiti 
Di  tanta  fedeltà. 


FINE.